Magna Capys – Grande Capua

Costruire, Valorizzare, Proteggere.

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Le Torri Federiciane torneranno a splendere sul Volturno

Cominciato il restyling della Porta Del Regno

C’è un’immagine che, per decenni, ha rappresentato una ferita aperta nel cuore di ogni capuano: quel profilo di pietra, maestoso eppure prigioniero di rovi e transenne, che sorge sulla sponda del Volturno. Le Torri di Federico II, la “Porta del Regno”, non sono mai state un semplice cumulo di macerie gloriose; sono l’estensione fisica della nostra identità, il simbolo di una città che l’Imperatore Stupor Mundi scelse come ingresso solenne al suo meridione.

Dopo anni di attese tradite, promesse sbiadite e quel senso di rassegnata nostalgia che troppo spesso accompagna la nostra provincia, finalmente il vento è cambiato. Il rumore del cantiere che oggi anima l’area non è un disturbo, ma una sinfonia di rinascita. Grazie a un imponente finanziamento, il sogno di intere generazioni di cittadini sta prendendo forma: restituire Capua al suo fiume e i capuani alla propria storia.


Ma chi è l’architetto dietro questa complessa operazione di “chirurgia della bellezza”? Per capire cosa accadrà dietro quei ponteggi, abbiamo incontrato l’Architetto Mariano Nuzzo, Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento. Uomo d’azione, tecnico raffinato e, non da ultimo, attento comunicatore (essendo egli stesso giornalista), l’Architetto Nuzzo ci ha accolti per tracciare il futuro di un monumento che sta per smettere i panni di “illustre dimenticato”.

Nella foto il Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, arch. Mariano Nuzzo

L’intervista

Architetto Nuzzo, le Torri di Federico II non sono solo un reperto, ma il simbolo della grandezza di Capua. Qual è stata la sua prima impressione, umana e professionale, entrando in quel complesso che per decenni è stato negato ai cittadini?


Entrare nel complesso delle Torri Federiciane restituisce immediatamente una percezione rara: non si tratta soltanto di “resti” archeologici, ma di un’architettura militare ancora leggibile, capace di trasmettere la sua funzione originaria. Si avverte con forza la dimensione strategica dell’opera: un dispositivo di controllo e difesa, innestato in modo decisivo nel tessuto urbano e nel rapporto con il fiume Volturno.
Da professionista, colpisce l’intelligenza costruttiva e la qualità dell’impianto: qui la pietra non è materia inerte, ma linguaggio di potere, di governo del territorio, di protezione della città. Da cittadino, invece, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una soglia: un luogo che per troppo tempo è rimasto “muto” o non pienamente fruibile e che oggi può tornare a parlare alla comunità.


In diverse occasioni Lei ha dichiarato che non basta “conservare in una teca”, ma bisogna “restituire significato”. Quale sarà la destinazione d’uso finale delle Torri? Diventeranno un polo museale interattivo o manterranno una funzione monumentale di passaggio e osservazione?


L’obiettivo è chiaro: aprire le Torri alla visita pubblica e restituirle alla città come luogo vivo, riconoscibile, frequentabile. Non immaginiamo una fruizione passiva, ma un’esperienza capace di ricostruire significati: la storia, la funzione, la relazione con Porta Roma e con il Ponte Romano.
In questa prospettiva, è importante valorizzare una caratteristica straordinaria del complesso: le Torri sono connesse da un percorso sotterraneo. La possibilità di accedere ai diversi livelli e di passare da una torre all’altra attraverso il camminamento ipogeo permetterà una visita articolata, quasi narrativa, che non è comune in contesti di questo tipo.
Accanto alla visita, le Torri potranno ospitare piccole esposizioni e installazioni: Capua è ricca di Arte e cultura e questo spazio può diventare una piattaforma per iniziative condivise, coinvolgendo Istituzioni, scuole, associazioni e cittadini in un progetto di promozione culturale di qualità.


Il restauro di un’opera così frammentata presenta sfide enormi, dalla messa in sicurezza alla valorizzazione degli apparati scultorei. Come concilierà la protezione delle strutture originali con l’esigenza di rendere il monumento pienamente accessibile a tutti?


È una delle sfide più delicate: lavoriamo su un monumento frammentario, stratificato, con vulnerabilità che richiedono rigore e prudenza. La regola, per noi, è sempre la stessa: prima la sicurezza e la conservazione, ma con l’ambizione di garantire accessibilità reale, non solo dichiarata.
Per questo stiamo orientando le soluzioni verso dispositivi reversibili e compatibili: pedane e passerelle che consentano di arrivare “fin dove è possibile” senza forzare il manufatto, minimizzando l’impatto sulle strutture storiche e permettendo una fruizione ordinata e controllata.
Accessibilità, peraltro, significa anche comprensibilità: pannelli, narrazioni, strumenti digitali e accompagnamento alla visita servono a fare in modo che il monumento sia davvero “leggibile” da tutti.

  • Particolare di una Torre lato sinistro


Con l’iscrizione della Via Appia nel Patrimonio UNESCO, Capua è al centro di una vetrina internazionale. Come si inserisce il restauro delle Torri nella sua strategia più ampia per la provincia? Possiamo immaginare un percorso integrato con l’Anfiteatro Campano e la Reggia?


Capua è oggi al centro di una vetrina internazionale e il restauro delle Torri si inserisce pienamente nel rilancio del sistema culturale urbano. Le Torri non sono un episodio isolato: rappresentano un nodo identitario e, al tempo stesso, un punto di connessione con altri beni della città e del territorio.
L’idea è lavorare in termini di rete: mettere in relazione le Torri con gli altri monumenti cittadini e, più in generale, con i poli culturali della provincia di Caserta. La specificità delle Torri—architettura militare al servizio della città—diventa un elemento distintivo di un racconto più ampio: la qualità storica di Capua, il paesaggio del Volturno, la profondità delle stratificazioni.
Questo approccio è decisivo: occorre restaurare il bene e farlo diventare parte di un itinerario culturale, capace di generare conoscenza, cura e anche ricadute positive in termini di attenzione pubblica e turismo sostenibile.


I cittadini chiedono certezze sui tempi. Il finanziamento ottenuto è un’occasione d’oro: qual è il cronoprogramma aggiornato e quando potremo finalmente vedere la rimozione definitiva delle barriere del cantiere?


Comprendo bene l’esigenza di certezze: i cittadini hanno il diritto di conoscere tempi e obiettivi, soprattutto quando un bene è stato oggetto di attese e discussioni. Oggi possiamo dire che il cronoprogramma in corso mira a conseguire il completamento del restauro entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di restituire progressivamente il luogo alla fruizione.
Il nostro auspicio è poter organizzare una prima restituzione pubblica—una presentazione, un momento di visita e racconto—subito dopo l’estate o comunque entro la fine del 2026, come occasione simbolica e concreta di “riconsegna” alla città.
Sui passaggi tecnici, continueremo a lavorare con il principio della massima trasparenza: un cantiere di restauro è fatto di verifiche, imprevisti e scelte puntuali, ma ciò non deve tradursi in opacità. Al contrario: la comunità va tenuta informata con chiarezza.

Le Torri sono parte integrante dell’asse viario e fluviale del Volturno. In che modo la Soprintendenza sta collaborando con l’Amministrazione Comunale affinché questo restauro diventi il volano per una riqualificazione urbana più profonda dell’intera area?

Le Torri sono un presidio monumentale che dialoga con il fiume e con l’assetto viario: sono parte di un paesaggio urbano e fluviale che va letto e valorizzato come sistema. La Soprintendenza, già da tempo, collabora con l’Amministrazione comunale con l’obiettivo di mettere in rete le architetture della città, integrando tutela e progettualità urbana.
Il punto è avere la possibilità di andare oltre il restauro e fare in modo che esso diventi un volano per una riqualificazione più ampia, orientata alla qualità dello spazio pubblico, alla sicurezza, alla fruibilità, e a un rapporto più consapevole tra città e fiume.

Ricostruzione IA degli Esterni della Torre di Federico II prima di essere demolita – © Magna Capys 2026


Lei è un uomo del territorio e un tecnico di alto profilo. C’è un dettaglio o un “segreto” architettonico delle Torri Federiciane che l’ha colpita particolarmente durante i sopralluoghi e che vorrebbe far scoprire ai suoi concittadini?


Mi ha colpito la costruzione stessa delle Torri, la loro capacità di “tenere insieme” potenza e misura. E mi ha colpito, soprattutto, la percezione che queste due strutture—oggi separate e “tagliate” da un percorso viario—siano in realtà un unico organismo, un unico racconto.
È come se le Torri continuassero a dialogare: due presenze che si guardano, che si richiamano, che chiedono di essere ricomposte nel pensiero prima ancora che nello spazio. È una condizione singolare e, per certi versi, poetica: proprio questa “frattura” rende la visita futura ancora più intensa, perché fa comprendere quanto la storia urbana possa trasformare i monumenti senza cancellarne l’identità.


Da giornalista a giornalista: come intende utilizzare la comunicazione per far sentire i capuani “custodi” e non solo spettatori? Prevede delle giornate di “cantiere aperto” per permettere alla cittadinanza di seguire i lavori dal vivo?


La comunicazione non è un accessorio: è parte della tutela. Se un bene non è conosciuto, difficilmente sarà rispettato; se non è raccontato, resta fragile anche quando è restaurato.
Per questo intendiamo affiancare alla visita diretta un’azione di racconto strutturato: la storia delle architetture militari del territorio, il senso di Porta Roma, il ruolo strategico sul Volturno, e il “dietro le quinte” del restauro.
Quanto alle giornate di “cantiere aperto”, l’idea è condivisibile e, quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, potrà diventare uno strumento prezioso: far vedere i lavori, spiegare le scelte, creare un rapporto di fiducia. Vogliamo che i capuani si sentano custodi consapevoli di un patrimonio comune.


L’entusiasmo per le Torri sta contagiando l’intera area. Tuttavia, il patrimonio dell’Antica Capua è vasto: pensiamo al Capitolium, al Macellum o al Criptoportico di Santa Maria Capua Vetere. Esiste un progetto di rilancio analogo per questi tesori, spesso meno noti, per creare un vero distretto culturale d’eccellenza?


Il patrimonio dell’antica Capua è vastissimo e non può essere affrontato per episodi isolati. Il percorso che immaginiamo è quello di un distretto culturale di eccellenza, fondato su una strategia di rete: monumenti, musei, istituti culturali, percorsi tematici e attività di valorizzazione coerenti.
Abbiamo già avviato iniziative di visita e racconto, anche in raccordo con gli istituti museali, proprio per costruire una narrazione unitaria e riconoscibile. Torri, Capitolium, Macellum, Criptoportico: ogni luogo ha una specificità, ma tutti concorrono a un’identità comune.
L’obiettivo è duplice: da un lato, rendere questi tesori più accessibili e più conosciuti; dall’altro,far crescere nella comunità un senso di appartenenza attiva, perché la tutela più efficace—nel
lungo periodo—è quella che si fonda su conoscenza, orgoglio e responsabilità condivisa.

Verso un nuovo Orizzonte: la porta di Capua è di nuovo aperta


Mentre l’intervista volge al termine, resta la sensazione che questa volta non si tratti della solita “posa della prima pietra” a favore di flash, ma di un impegno corale. Le Torri di Federico II non sono più un’isola che non c’è. Grazie a questa nuova stagione di tutela, Capua si riappropria del suo ruolo di “Sentinella del Volturno”.


Il cammino è tracciato: dai disegni tecnici ai ponteggi, fino al giorno in cui il nastro verrà tagliato e i cittadini potranno varcare quella soglia che per secoli ha accolto re e imperatori. Il cantiere della bellezza è aperto. E noi continueremo a sorvegliare quei lavori con l’orgoglio di chi sa che la propria storia sta per tornare a splendere. Perché restaurare un monumento significa, in fondo, restaurare l’anima di una comunità.
La “Porta del Regno” sta per riaprirsi. E Capua è pronta a varcarla di nuovo.

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